crosmaglio livs eghènSunday 18 May 2008 - 22:57:40
Formiche.
La Legge sedeva come un cubo, antica nell'erba; mentre intorno brulicavano le formiche, uno schiumio nervoso, rumoroso. Il cielo, metallico, ispezionava il fluire del tempo e pensava. Immaginava di essere una formica e di vedere solo formiche, altre formiche, dappertutto. Un prurito collettivo di migliaia di corpi in brusio, gli uni sfrigolanti contro gli altri, chi ora sopra poi sotto, chi ora sgusciando e poi infilandosi di nuovo. Un fruscio spontaneo, generato da un caotico movimento comune. Immaginava, il cielo, con la perplessità del distacco aerospaziale, il patetico affannarsi delle formiche esterne, che invece di staccarsi dal grumo magmatico di bestie nere per esplorare il prato, spingevano e soffocavano pur di avvicinarsi alla Legge. Guardava invece con fastidio alle formiche che si appiattivano contro i bordi freddi e scabri della Legge, orgogliose di graffiarsi la pelle contro la sua ispirante superficie a causa dell'attrito e della pressione delle altre, mentre andavano cercando di salire e prendere larghe boccate d'aria pregustando parole aspre, ergersi in cima al mucchio e lanciare il primo fiotto di un sermone, ma con la voce stridula di un grido di aiuto. Salvo poi essere risucchiate quasi subito, annaspando nell'oceano di corpi brancolanti, e nel ridiscendere vorticose verso l'anonimato cantare amare le lodi del prato rimpianto e irraggiungibile. Altissimo, il cielo osservava della Legge la bellezza disinteressata e asciutta, scalfita da ogni raffica di vento e da ogni scroscio di pioggia, e si chiedeva se fosse eterna o solo vecchissima. Se l'avrebbe mai vista erodersi, arrotondare gli spigoli a poco a poco. O se l'avrebbe travolta l'ondata improvvisa di una maestosa mareggiata, lasciandola diroccata e spoglia nel prato; da cui comunque le formiche sarebbero state spazzate via nel volgere di un macroscopico minuto risolutore. Si chiese, il cielo, a che valesse la tristezza comune e rabbiosa delle formiche. Scolorò in notte con la ferita di un sospiro, girandosi come un uomo sotto le coperte, invecchiato senza risposte.
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